Cari Vagamondi oggi vi presentiamo il nostro terzo articolo della categoria “Una vita in viaggio”.
Questa sezione nasce con l’idea di condividere storie tra loro diverse, ma unite da un’unica passione. Il filo conduttore che lega queste storie consiste nell’ultima domanda, che ogni viaggiatore farà a quello successivo.
Oggi vi raccontiamo la storia di Massimo Lo Bianco, ventiquattrenne toscano che sta compiendo “il giro del mondo senza aerei, attraversando l’Africa via terra da Nord a Sud.”

Ciao Massimo, grazie per aver deciso di condividere con noi vagamondi la tua esperienza.
Qual’è la tua storia e come sei arrivato a questo punto del tuo cammino?

Piacere mio, mi chiamo Massimo, tutto è iniziato da un piccolo paesino immerso tra le colline del Chianti, a due passi da Firenze.
Da quel momento, ormai è quasi passato un anno da quando il portone di casa si è chiuso alle mie spalle. In assoluto, l’anno che ha letteralmente capovolto la mia vita, nel modo più inaspettato e incredibile che avessi potuto immaginare. Un anno di grande crescita interiore.
Tutto è cominciato dalla Spagna, lo stesso paese in cui ora ho la mia base operativa, attraversandolo da ovest verso est, percorrendo il Cammino di Santiago, scendendo poi giù per il Portogallo, saltando così in Marocco, il primo paese africano su cui abbia messo piede in vita mia; lo stesso che ha deciso di riservarmi la più grande sorpresa, l’incontro più importante della mia vita, quello che ha capovolto ogni singolo piano di questo viaggio; quello stesso che mi ha trasmesso quell’energia irrefrenabile di non mollare nemmeno di fronte alle scalate più ripide: il suo nome è Angela. Da quel momento tutto ha preso una piega diversa, due forze che spingevano in direzione opposta sulle quali ha risultato vincere il mio cuore che, poco dopo il mio arrivo overland in Senegal, ha deciso che questo viaggio doveva continuare verso un’altra meta, che era Londra, dove il mio cuore era stato preso in consegna. Le tappe successive sono poi state Valencia e Barcelona.

Ogni viaggio ti permette di scoprire qualcosa di nuovo aprendo la mente a nuovi orizzonti, e a volte la strada che percorri diventa un percorso di crescita personale. Cosa rappresenta per te il viaggio?

Il viaggio è quell’educatore che ci aiuta a superare le nostre paure; quello che ci permette di scavare nel più profondo del nostro inconscio, imparando a conoscere veramente noi stessi; quello che ci fa aprire gli occhi, su elementi che non siamo minimamente abituati a notare ; un maestro del rispetto; provare un interesse continuo verso tutto quello che ti circonda; una lezione importante di vita.

Quando viaggi senza porti dei limiti hai una sensazione di “libertà”. Cosa significa per te essere “libero”? Ti consideri tale?

Libertà non è quello che erroneamente si pensa: prendere uno zaino e partire per il mondo. No, niente di tutto questo. Anche io ho battuto la testa, non mi vergogno ad ammetterlo, ci ho messo tempo a capirlo, ma essere liberi non significa scappare da una vita scomoda o dai problemi. La libertà si guadagna giorno dopo giorno, affrontando le proprie paure, mettendosi alla prova, e seguendo quel fuoco che arde dentro, e che spesso ci blocca per un attimo chiedendoci: “Ma sono veramente felice?” La libertà è quell’esigenza collegata alla soddisfazione personale e al nostro benessere mentale. Non è mai troppo tardi per capire di essere sulla strada sbagliata e potere, così, svoltare. Tutto parte dalla nostra mente, e non dobbiamo permettere a nessuno di limitare le nostre scelte.
E’ capacità di reinventarsi, prendere in mano la nostra vita e riorganizzarla, avere fiducia in sè stessi, coltivare passioni e interessi, credere nei propri sogni, avere vicino le persone che si amano, imparare ogni attimo della nostra esistenza.

Foto scattata da Massimo Lo Bianco

Foto di Massimo Lo Bianco

In cosa ti ha cambiato questa avventura?

Mi ha aperto il cuore, gli occhi e la mente, insegnandomi a conoscere qualcosa di più di quel mondo che riesce a stare nei giornali. Ho imparato a portare quel poco che potevo, nella mia conoscenza e ignoranza, a quelle parti del globo le cui ricchezze sono diversamente distribuite.

Perchè hai deciso di viaggiare in solitaria? Condivideresti in futuro questo tipo di esperienza con qualcuno?

Viaggiare in solitaria è una autopsicoterapia; è mettere alla prova sè stessi, i propri limiti, affrontare le proprie paure, vedi tutto quello che ti circonda con un’occhio diverso rispetto a quando sei in compagnia. La solitudine non deve essere vista come un aspetto negativo, piuttosto come un punto di forza, con cui dobbiamo prima imparare a convivere per poi avere le potenzialità di condividere gli stessi momenti, e con lo stesso punto di vista, quando un giorno saremo affiancati da qualcuno.
Ovviamente condividerei questo tipo di esperienza, ma magari in altre località, leggermente meno “rischiose”.

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Qual’è l’esperienza che ti ha reso più felice e quale la disavventura più spiacevole durante il tuo cammino? Quale angolo di mondo ti è piaciuto di più e quale di meno?

L’esperienza direi tranquillamente l’incontro con Angela, la ragazza che mi è stata accanto da quel lontano Dicembre nel bene e nel male. Tutto succede per una ragione ben precisa, e credo che anche quell’incontro sia avvenuto per un motivo ben preciso come quello di amare.
Disavventura? Non vorrei mettere sotto questo termine quelli che potremmo definire come imprevisti, o semplicemente avventure oltrelimite. Ce ne sono state tante, alcune cercate, altre meno. Ma alla fine è anche quell’adrenalina che tiene vivo il viaggio. Quindi, direi che il mio viaggio è stato ricco di avventure e basta. Tutte belle.
Non è mai facile rispondere alla domanda su quale posto mi sia piaciuto di più o meno, rimango del parere che sia una cosa molto soggettiva, quello che può piacere a me, a te può non trasmettere niente. Comunque tanti, davvero troppi. Ma la grande differenza non è stata tanto il luogo, quanto quell’energia che le persone in ogni determinato luogo mi hanno trasmesso. Spesso ci capita di ricordare un sito, solo per la foto uscita bene, invece che per quello che davvero ci possa aver trasmesso quella determinata persona al momento del nostro passaggio. Conto innumerevoli ricordi, e svariate facce che mi hanno lasciato un’impronta indelebile dentro.

Foto scattata da Massimo Lo Bianco

Foto di Massimo Lo Bianco

Durante il tuo cammino sei riuscito a creare e mantenere delle relazioni durature? Credi che si possa vivere per il resto della vita come nomade o che ci sia un momento in cui è necessario fermarsi?

Se il tuo intento è quello di viaggiare in solitaria, per casualità o per volontà gli incontri che fai lungo la strada vanno a prendere vie diverse nel giro di qualche giorno al massimo. Viaggiare da soli diventa un po’ uno stile di vita. Ma la cosa più incredibile è poi reincontrare le stesse persone a distanza di mesi, o settimane, in uno stato diverso e nel paese più sconosciuto. Sembra che gli istinti solitari si spingano sempre verso luoghi immaginari che diventano comuni.
Il viaggio produce un’impressionante densità di esperienze, un concentrato di episodi, impressioni e vita che stimola e sfinisce allo stesso tempo, così arriva il momento in cui abbiamo bisogno di avere una stabilità, permetterci di assorbire tutto quello che abbiamo vissuto.
Ma il nostro viaggio non avrà mai fine, fa parte della vita di ognuno di noi, ovunque noi siamo.

Come ti vedi da qui a 10 anni?

Dieci credo siano un po’ troppi, ma non vorrei sbilanciarmi troppo nel dire: vivere con la persona che amo, viaggiando per passione e lavoro, ovviamente facendo fotografie.

A chi rimane affascinato dalla tua esperienza e decide di intraprendere la sua nuova strada, cosa consigli? Quali paure o problemi hai dovuto superare?

Con la semplicità, a casa vostra e in viaggio, avrete occasione di ridare un senso a un bene spesso trascurato, ma che non si può comprare a nessun prezzo: la vita stessa.
Paura e problemi sono all’ordine del giorno, ovunque vi troviate. La cosa più importante da capire prima di mettersi in marcia è quella di non lasciare niente in sospeso o non avere la minima idea di scappare da qualcosa o qualcuno. Una mente libera è l’elemento fondamentale per avere dei guadagni da quello che state facendo.
Di seguito riporto alcune parole del sign.Terzani:
“Ciò che è fuori è anche dentro; e ciò che non è dentro non è da nessuna parte.Per questo viaggiare non serve. Se uno non ha niente dentro, non troverà mai niente fuori. È inutile andare a cercare nel mondo quel che non si riesce a trovare dentro di sé.”

Qual’è la prima cosa a cui pensi al mattino e l’ultima prima di addormentarti?

Appena sveglio: Quali sorprese e insegnamenti avrà da riservarmi la vita in questa giornata?
Prima di addormentarmi: Che cosa ho imparato oggi che posso aggiungere al bagaglio della vita?

La domanda fatta da Alessandro e Serena (i viaggiatori precedenti):

Se potessi avere tempo a disposizione come sfrutteresti la tua libertà ? Ancora viaggiando o magari trasferendoti in un paese vivendolo veramente?
Spesso per conoscere un paese non basta una vita intera, ogni secondo qualcosa sta cambiando senza rendercene conto, però in una vita possiamo avere buone possibilità di imparare almeno una piccola parte.
Se potessi avere tempo? Scusa, perchè chi è padrone del nostro tempo e della nostra libertà se non noi stessi?
Se ho bisogno di tempo me lo prendo, senza esitare un attimo. Nessuno può rinchiudermi in gabbia, questa è la mia libertà.
La mia libertà la sfrutterei amando, è la cosa più bella che una persona possa fare, e si può fare in ogni angolo del mondo.

Domanda di Massimo al prossimo viaggiatore:

Dammi un valido motivo per non dubitare che il tuo viaggio sia solo una fuga da quella realtà che non è di tuo gradimento.
Scoprite chi sarà e cosa risponderà il futuro viaggiatore nel nostro prossimo articolo!
Stay Tuned 🙂

Come rimanere in contatto con Massimo:

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Skype (massimo.lo.bianco)

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