Cari Vagamondi oggi vi presentiamo il nostro primo articolo della categoria “Una vita in viaggio”.
Questa sezione nasce con l’idea di condividere storie tra loro diverse, ma unite da un’unica passione. Il filo conduttore che lega queste storie consiste nell’ultima domanda, che ogni viaggiatore farà a quello successivo.
Ad inaugurare questa nuova categoria ci ha pensato il siciliano Fabio Liggeri, raccontandoci la sua meravigliosa storia e le sue riflessioni sul viaggio.

Ciao Fabio, grazie per aver deciso di condividere con noi vagamondi la tua storia.
Inizia a raccontarci un pò di te!

Mi chiamo Fabio e da circa due anni ho finito di sopravvivere per iniziare a vivere. Ad un tratto della mia esistenza mi sono reso conto che non avevo mai avuto il coraggio di fare una scelta che andasse al di fuori degli schemi imposti dalla società in cui viviamo.
Scelte folli che, in fondo, di folle hanno ben poco se non il fatto di uscire dalle nostre convinzioni radicate, da quelle sicurezze che ci ancorano ma ci limitano. Non avevo più alcuna intenzione di accumulare rimpianti, era il momento di cambiare e prendere in pugno la mia vita.
Molti mi chiedono come faccio a mantenermi in viaggio per periodi così lunghi, la realtà è che sono ciò che oggi viene definito un “nomade digitale”. Da circa 6 anni ho creato una mia piccola azienda individuale per la vendita pubblicitaria all’interno di vari siti che ho ideato nel corso degli anni.
In sostanza lavoro da casa o da qualunque parte del mondo io mi trovi, con un piccolo laptop ed una chiavetta Wi-Fi. Non sono ricco nè mi interessa diventarlo, l’avidità non fa altro che distrarci da quello che dovrebbe essere il vero scopo delle nostre vite: vivere senza essere prigionieri.

Qual è stato il motivo che ti ha spinto ad aprire la porta di casa e cominciare la tua avventura?

Non credo ci sia stato un motivo particolare. E’ come quando ti svegli un mattino, ti affacci alla finestra e ti accorgi di quel vaso di fiori sulla finestra accanto. C’era mai stato? E da quanto tempo?
Tante cose sono invisibili ai nostri occhi distratti e la nostra quotidianità, gli impegni, lo stress, non fanno altro che aumentare il nostro essere ciechi.
Poi arrivano brevi istanti illuminanti: il più delle volte ci limitiamo a reprimere il nostro desiderio. Quella volta io non l’ho fatto e ho prenotato un volo per l’Australia.

C’è stato un momento in cui è cambiato o semplicemente hai confermato il motivo che ti aveva spinto a cominciare il tuo viaggio?

Ogni volta che provo quella sensazione di non sapere dove mi troverò e cosa farò i giorni successivi mi rendo conto di aver fatto la scelta giusta. Ogni giorno è incredibilmente stimolante: nuove cose da vedere o fare.
Non c’è mai tempo per annoiarsi, dal problema più banale come “troverò una lavanderia dove fare il bucato?” a quello più intenso e spirituale tipo “dove deciderò di ammirare il tramonto oggi?”

Cosa è rimasto immutato e cosa, invece, è radicalmente cambiato nel Fabio di oggi dopo l’esperienza che hai fatto?

E’ rimasto immutato l’affetto per gli amici di sempre e per la mia famiglia. Tutto il resto credo sia radicalmente cambiato. Ogni lungo viaggio ti trasforma e, quando sei da solo, ogni sensazione, positiva o negativa, è amplificata. Mi sento molto diverso rispetto a quando ho iniziato questa vita: ho qualche capello bianco in più in testa ma ho anche tante storie da raccontare…

Foto dell'aurora boreale scattata da Fabio

Foto dell’aurora boreale scattata da Fabio

Spesso chi decide di intraprendere un’avventura in solitaria si trova ad affrontare dei momenti di difficoltà, sia fisica che spirituale. Quali sono, se ci sono stati, i momenti in cui ti sei “pentito” della scelta che avevi preso?

Non c’è mai stato un momento in cui mi sono pentito della mia scelta. Ci sono stati alcuni momenti in cui mi sono sentito un po’ più solo, come un venerdì sera a Bratislava, in Slovacchia, dove ho vissuto quasi con disgusto la mondanità che mi circondava.
Mi sono reso conto che paradossalmente la vera solitudine l’ho provata solo quando ero circondato da persone, in qualche grande città. Mai durante una notte trascorsa in un deserto o in qualche posto sperduto della tundra lappone.

Qualunque sia la destinazione partiamo un pò tutti con delle aspettative che poi durante il percorso, possono essere deluse o confermate. C’è un luogo da cui ti aspettavi di più e/o uno che ti ha stupito più di quanto credessi?

Mi aspettavo di più dalla Cina che, dall’alto della sua antichissima cultura, oggi si ritrova devastata dall’inquinamento e dal caos delle sue invivibili città. Ogni cosa sembra artefatta e con i ritmi con cui si sta sviluppando sarà sempre più difficile nei prossimi anni trovare nei meandri del paese la genuinità di un antico villaggio.
Il luogo che più mi ha colpito e che per sempre porterò nel cuore è senza dubbio l’Islanda. Un paese incredibile, selvaggio, con dei colori e dei contrasti difficili da trovare altrove nel mondo.

Si dice che guardando troppo a ciò che è accaduto o che deve ancora accadere, si perda il “qui ed ora”, che è l’unica cosa che possiamo davvero controllare. Quindi non ti chiediamo cosa farai da qui a 5 anni, ma semplicemente in quale direzione vuoi che vada il tuo cammino?

Il mio cammino, finchè potrò, continuerà ad essere quello dei miei ultimi due anni. Quando hai iniziato a scoprire quanto è grande il mondo e quante cose ci sono da vedere non puoi più fermarti. E’ vero, la vita è piena di imprevisti e stravolgimenti, ma questa voglia di scoprire, questa curiosità viscerale so che ormai mi accompagnerà per sempre nel corso della mia esistenza.

Tre oggetti che non mancano mai nel tuo zaino?

La mia fotocamera, un piccolo blocchetto per appunti e riflessioni e una matassa di spago.

Foto scattata da Fabio

Foto scattata da Fabio

Qual è l’esperienza culinaria più particolare, la tipologia di alloggio, il paesaggio più stravagante da ricordare lungo il tuo cammino?

Di esperienze culinarie strane ne avrei tante da raccontare. Forse la più particolare è stata la carne di coccodrillo mangiata nella Chinatown di Melbourne, in Australia. Deliziosa!
Anche con gli alloggi potrei sbizzarrirmi, ma senza dubbio direi che il migliore alloggio è stata la mia auto una sera di settembre in Norvegia, oltre il Circolo Polare, quando ad un tratto sono stato svegliato da un’incredibile e intensa aurora boreale che mai dimenticherò per tutta la vita.
Come paesaggio stravagante ma superbo invece ricordo le steppe mongole nel mese di marzo. Paesaggi desertici e fiumi congelati con qualche yurta che appariva qua e la. Freddo incredibile ma… che spettacolo!

Cosa provi quando viaggi e cosa rappresenta per te il viaggio?

Quando viaggio mi sento semplicemente vivo. E’ come chiedersi “cosa si prova a respirare?”. Tutti dovremmo essere curiosi nella vita e il viaggio è solo uno dei modi in cui questa curiosità può manifestarsi.

Domanda di Fabio al prossimo viaggiatore:

In che modo vivi il ritorno a casa dopo un viaggio particolarmente lungo e intenso?
Scoprite cosa risponderanno i futuri viaggiatori nel nostro prossimo articolo!
Stay Tuned 🙂

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